Atooma, intervista ai vincitori della Startup Competition del TechCrunch Italy 2012

Il TechCrunch Italy 2013 si avvicina sempre più. Abbiamo pensato bene di intervistare i vincitori della Startup Competition dell'anno scorso.

Il 26 e 27 settembre si terrà il TechCrunch Italy 2013, l'evento dedicato alle startup più importante dell'anno nel nostro paese, organizzato da Populis e dalla rivista online specializzata TechCrunch. Sul palcoscenico del MAXXI di Roma si alterneranno alcuni ospiti incredibilmente rilevanti della scena dell'imprenditoria innovativa, del giornalismo di settore e del panorama della tecnologia informatica e dei social media.

In seno alla manifestazione si svolgerà anche l'interessante Startup Competition, in cui si stanno già affrontando dietro le quinte 200 partecipanti tutti Italiani, ma con mire internazionali e con un'impresa nascente o un'idea rivolouzionaria da finanziare. La gara culminerà con un'autentica "gara di pitch", ovverosia l'occasione di illustrare in pochi minuti il proprio piano innovativo di fronte ad un pannello di esperti e investitori.

Il TechCrunch Italy è già al secondo anno, e l'edizione passata è stata vinta da Atooma, una startup che in questi dodici mesi ha fatto molta strada. La loro app consente di creare delle regole che sotto a determinate, personali condizioni attivano un task del nostro smartphone. In poche parole senza dover trovare la nostra strada tra menù e setting possiamo in pochi tap fare in modo di inviare messaggi, mail, salvare file e condividere idee "automagicamente".

Due chiacchere con Atooma

Abbiamo fatto qualche domanda a due componenti del team Atooma, il CEO Francesca Romano e Gioia Pistola, il CMO.

Mobileblog: Quali sono i ricordi più forti dell’esperienza TechCrunch Italia?

Francesca Romano: Sicuramente l'emozione di fare il pitch sul palco ad un evento cosi importante e in una location cosi caratteristica. È stata la prima edizione italiana ed ero orgogliosa di prenderne parte. Purtroppo non ho potuto essere presente alla premiazione di Atooma come miglior startup perche le imprese selezionate da Mind The Bridge dovevano frequentare il bootcamp a Trento il giorno successivo, quindi metà team è corso a prendere il treno!

E poi la mia immagine di copertina di Facebook è quella che impostai l'anno scorso dell'articolo di Atooma su Techcrunch.

M: Dopo un anno di trionfi e di lavoro intenso, come si è evoluta Atooma?

F.R.: In un anno sono successe un'infinità di cose, questa è la sensazione soprattutto se vai e vieni dalla Silicon Valley.

E' stata fondata Atooma inc. a San Francisco, abbiamo vinto il premio come miglior app del mondo nel 2013 al Mobile World Congress di Barcellona, abbiamo chiuso e stiamo chiudendo partnership veramente importanti come quella di Samsung per una versione custom di Atooma for Samsung Galaxy Gear.

A livello di prodotto Atooma e' evoluta come Cloud horizontal context aware platform per software sensors, hard sensors e connected devices, quindi siamo in grado di lavorare indifferentemente con watch, connected cars, smartphones, wearable, content providers/apps e creare verticali per qualsiasi contesto, il tutto con approccio "intelligent" quindi predittivo rispetto ai bisogni degli utenti. Il nostro target quindi non sono solo gli utenti finali ma anche le aziende parte di questi verticali sviluppati.

M: Cosa cambia dal lavorare liberi, pieni di speranze, ma con le tasche vuote a dover gestire i fondi degli investitori per ottenere un risultato concreto?

F.R.: Sicuramente la soddisfazione di essere riusciti ad ottenere quel livello di concretezza e quella credibilità che assolutamente non è comune, specialmente in Italia, in cui si vedono partire tanti progetti, ma pochi effettivamente crescono. Noi stiamo crescendo bene. Grazie ai finanziamenti ricevuti siamo riusciti ad ampliare un po' il team e a costruirci un percorso internazionale che porterà notevoli sviluppi.

M: Ritenete che i programmi di accelerazione e di incubazione siano vitali per il successo di una startup?

F.R.: Assolutamente si. E non solo per il fattore economico, certo indispensabile, ma quello che ti offre un programma è formazione continua sulla comunicazione del tuo prodotto, supporto su tutti gli aspetti in cui per forza di cose non si è preparati. E soprattutto un network solido alle spalle!

Gioia Pistola: Sì, acceleratori e incubatori aiutano a rendere più fluidi tutti quei processi che altrimenti sarebbero estremamente macchinosi (meeting con aziende o investors, etc). Quello che ho capito soprattutto grazie all'esperienza in USA - un aspetto che in Italia ancora non funziona proprio - è il contatto con le aziende. Gli acceleratori non devono solo aiutare startup ma anche fare da Corporate Innovation per le aziende, le quali sono disposte a pagare per avere un servizio che spesso internamente non sono in grado di svolgere. Le aziende grandi hanno problemi ad innovare e le startup sono la soluzione. In Italia dobbiamo avere più innovation manager in azienda e gli incubatori devono avere esperti di corporate innovation, solo così si può parlare la stessa lingua e le startup ne coglieranno un grande beneficio. E questo è anche il primo passo a mio avviso per incoraggiare le famose exit strategy e far crescere tutto l'ecosistema.

M: Meglio dare la caccia al mitico “the next big thing” o focalizzarsi su un’idea concreta ma potenzialmente poco ambiziosa?

F.R.: Meglio fare quello che senti piu tuo, che sia un progetto avanzato o un piccolo servizio, l'importante è che faccia parte di te, perche è l'unico modo per andare avanti anche quando non ne puoi più. Io dico sempre che le startup sono un po' come i cani.. assomigliano ai padroni.

G.P.: Dipende, se vuoi fare fundraising dai VC e' meglio che tu abbia la "NBT" in testa altrimenti inutile perdere tempo. I milioni di cui sentiamo tanto parlare sono motivati da una visione a lungo termine, per cambiare qualcosa di importante nel mondo e nella vita quotidiana.

M.: Quale consiglio date ai finalisti della nuova edizione di TechCrunch Italy?
F.R. Di sfruttare al massimo la visibilità dell'evento, parlare con più gente possibile. Parlare con Mike Butcher:) E never give up!

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