Tassa sui telefonini, smentita (o marcia indietro) del governo

Un nuovo dazio sugli apparecchi elettronici potrebbe entrare in vigore nel prossimo periodo. La “tassa sui telefonini” è un balzello che prende di mira i dispositivi che possono funzionare come archivi digitali. La decisione è però bloccata per il momento.


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AGGIORNAMENTO 05 febbraio
Il governo, agendo davvero all’italiana, ha smentito la temuta tassa su smartphone e tablet con una serie di reazioni che hanno fatto pensare più a una marcia indietro precipitosa che a un chiarimento.

«Non è prevista nessuna tassa su smartphone e tablet e le ipotetiche tariffe pubblicate in merito agli aumenti di costo sono infondate. La norma a cui si fa riferimento è quella relativa all'equo compenso per i produttori di contenuti, regolata attraverso decreto ministeriale, in attuazione di una norma vincolante europea che impone rinnovi triennali. Il precedente decreto del 2009 è già scaduto e il ministro Massimo Bray sta lavorando a una soluzione condivisa, nel rispetto e nella difesa del valore del diritto d'autore, ascoltando tutte le categorie interessate per raggiungere una decisione equilibrata nell'interesse degli autori, dei produttori di smartphone e tablet e, soprattutto, dei cittadini fruitori degli stessi»

Queste sono le parole del ministero dei Beni Culturali, fustigato dai media e dalle reazioni furiose dei cittadini sui social media. Anche Confindustria ha fatto sentire la propria voce, ma di fronte alla smentita ha subito addolcito i toni, ricordando che è necessario fornire i giusti mezzi di sostentamento agli autori italiani e alla vita culturale nazionale.

È comunque piuttosto chiaro che il desiderio di incassare molto più danaro aumentando i compensi per copia privata proviene direttamente dalla SIAE, guidata da Gino Paoli, che raccoglie tutti questi fondi per poi -speriamo - redistribuirli agli autori in modo equo.

04 febbraio
Nei prossimi giorni potrebbe entrare in vigore una nuova tassa che prende di mira tutti gli apparecchi elettronici in grado di operare come archivi digitali. Si parla quindi di telefoni, smartphone, tablet, pc deskstop e laptop, hard-disk esterni, TV e decoder. Si fa riferimento alla “tassa dei telefonini” perché, in proporzione, saranno proprio questi - sia smartphone che tablet - ad essere gli obbiettivi colpiti più duramente.

Le cifre vanno da una quota di 5,20 euro, per gli smartphones appunto, ad una quota di 40€ per i decoder digitali con capacità di 400GB. Non si tratta di un balzello propriamente nuovo ma fa capo ad un decreto ministeriale che risale al 2009 a cui ci si riferisce come “Rideterminazione dei compensi per copia privata”. Il suddetto decreto prevedeva già un importo di 90 centesimi per gli smartphone e non prendeva in considerazione altre categorie come quella dei tablet.

Si tratta di un adeguamento che segue la crescita delle nuove tecnologie e porta a moltiplicare notevolmente imposto agli acquirenti, senza contare che, trattandosi di una modifica al prezzo finale, sarà ulteriormente modificato dall’aliquota Iva al 22%.

Le motivazioni


Il decreto che introduce la tassa nasce con lo scopo di individuare “un punto di equilibrio tra il riconoscimento del compenso che è dovuto a chi crea opere dell’ingegno e le esigenze, altrettanto importanti, degli utenti e del settore dell’innovazione”. Si paga quindi la possibilità di effettuare copie di contenuti digitali come audio e video tutelati dal diritto d’autore.

Oltre all’ulteriore intorbidirsi dello sfaccettato dibattito che circonda le operazioni e le posizioni della Siae, l’organo di garanzia per i diritti d’autore direttamente implicato nella faccenda, l’imposta potrebbe condurre ad un notevole danno ai dispositivi di fascia bassa maggiormente colpiti.

Il ministero dei Beni, Attività culturali e Turismo ha bloccato per il momento la tassa prima di prendere una decisione definitiva.

Via | Corriere.it

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