Android, trapelano i dettagli sulle licenze: "open", ma con tante restrizioni

Diffusi i termini del contratto che lega Google ai produttori di dispositivi Android. Il sistema del robottino verde è strettamente controllato dalla compagnia di Mountain View.

Android è un sistema da sempre considerato open, anche se in realtà la gestione delle sue licenze da parte di Google è più complessa. Mentre il cuore del sistema è effettivamente aperto, così non è per le varie componenti che ne fanno parte: le applicazioni come il Play Store, Gmail e Google Maps vengono concesse in licenza da Google con un contratto ricco di restrizioni. I dettagli non sono ufficialmente noti ma oggi, con le informazioni diffuse durante la causa in corso tra Google e Oracle, riusciamo a conoscerne qualcuno.

Il documento reso noto durante il processo risale al gennaio 2011 e riguarda in particolare l'accordo di Google con Samsung e HTC. Contiene una lunga lista di clausole che i produttori OEM devono rispettare per poter installare il sistema operativo di Mountain View. Di sicuro in questi anni il contratto ha subito modifiche (all'epoca non esistevano applicazioni come Google+ e Chrome), ma quanto trapelato può darci comunque un'idea concreta di cosa significhi per Google "sistema aperto".

La clausola più importante afferma che "I dispositivi possono essere distribuiti solo se tutte le applicazioni Google sono installate sull'apparecchio". Per Google vale quindi la regola del "tutto o niente": chi vuole Google Maps oppure il Play Store deve fornire anche Google+ e le altre. L'accordo vieta espressamente ai produttori di separare parti di Android o distribuire kit di sviluppo derivati da esso, come anche di modificare o distribuire app derivate da quelle di Google.

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Scende nel dettaglio non solo per quanto riguarda ciò che gli OEM devono installare sui dispositivi, ma anche su come le icone delle app e della ricerca web di Google devono essere disposte sullo schermo. I termini di licenza includono poi una miriade di altre clausole, tra cui l'obbligo da parte dei produttori di fornire mensilmente a Google tutta una serie di dati riguardanti le vendite dei loro dispositivi Android in ogni paese.

Inoltre la compagnia di Mountain View deve approvare tutti i modelli di telefoni e tablet Android che vengono messi sul mercato. Il controllo riguarda i modelli venduti in ciascun paese e per ogni compagnia telefonica, e comprende anche tutti gli aggiornamenti software dei produttori. Google si riserva il diritto di aggiornare le sue applicazioni senza che i produttori possano impedirlo, e questo gli permette di mantenere aggiornate le sue applicazioni anche quando i costruttori non aggiornano Android all'ultima versione.

Il documento ci fa capire molto del modo in cui Google controlla il suo ecosistema. Android è aperto, ma è chiuso tutto ciò che lo rende attraente. È emblematica una delle clausole, che si intitola proprio "Dispositivi aperti" e che esprime però un concetto un po' diverso: "Le parti creeranno un sistema aperto per i dispositivi facendo sì che tutti i prodotti e le applicazioni Android siano disponibili sui dispositivi, e non limitando in alcun modo la piattaforma Android".

Via | Arstechnica

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