Facebook Messenger e privacy: ecco cosa si deve sapere

Facebook Messenger e i permessi che violano la privacy: cosa c'è di vero e cosa è invece mera disinformazione.

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Facebook sta forzando i suoi utenti a scaricare Facebook Messenger e a usarlo in congiunzione con la app principale. Da quando c’è stato il passaggio, infatti, non è più possibile ricevere i messaggi privati di Facebook senza aver installato Facebook Messenger.

Questa app si integra piuttosto bene, al punto che c’è poca differenza tangibile rispetto a prima, e l’interfaccia usata per comunicare con gli altri utenti è certamente migliore. Inoltre Facebook Messenger abilita dei piccoli avatar in sovraimpressione che ci dicono chi ci sta contattando, e può essere usato “sopra” a qualsiasi altra app senza farci perdere il filo di quello che stavamo facendo in precedenza.

Il problema


Facebook, messaggi privati rimossi dall'app

Accanto a queste feature positive, più o meno valide, si è però andata a innescare una polemica piuttosto aspra da parte di stampa e utenti tanto per la forzatura, percepita come scortese, quanto per il pericolo alla privacy rappresentato dai permessi che Facebook Messenger ci obbliga ad accordare all’app. Tra di essi ce ne sono alcuni di davvero preoccupanti, come questi due:

  • Chiamare numeri di telefono senza richiedere l’intervento da parte dell’utente
  • Usare la fotocamera in qualsiasi momento senza richiedere il permesso all’utente

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Altri permessi comprendono l’accesso ai contatti, alla posizione geografica, al microfono e altro ancora.

Se questi fossero i termini d’uso, solo un autolesionista acconsentirebbe. Ma è proprio così? Facebook ha risposto e ha cercato di calmare gli utenti.

La versione di Facebook


Facebook è stato costretto a comporre in fretta e furia una voce della sua pagina di aiuti in linea per rispondere alle perplessità.

Il succo della risposta della corporation è che la questione va inquadrata bene per evitare gli episodi di disinformazione.

  • I termini e condizioni d’uso, oltre che il linguaggio della richiesta dei permessi da parte dell’utente, sono stati scritti da Google e non da Facebook. Google è il padrone del Google Play store, oltre che il creatore di Android, e obbliga gli sviluppatori di app a rispettare i formulari così come sono scritti. Si tratta di regole molto rigide, e secondo Facebook non rispettano le operazioni compiute dalla sua app
  • Le due richieste di permessi citate dagli allarmisti non sono quelle che oggi compaiono all’installazione di Facebook Messenger: sono state tratte da un articolo dell’Huffington Post di dicembre 2013, e nel frattempo sono state modificate e riscritte da Google
  • Facebook inoltre fornisce una lista di operazioni effettivamente compiute dall’app, e spiega come siano usati i permessi conferiti dagli utenti Android. Qui Facebook è molto attento a spiegare che i permessi conferiti consentano all’utente - e non all’app per conto proprio - di effettuare alcune operazioni base, come mandare messaggi agli amici, condividere foto nelle chat, dare conferme di sicurezza ricevendo SMS.

Quest’ultimo dettaglio corrisponde al vero: di base le app possono fare ben poco. Se vogliamo che le operazioni che noi stessi compiamo usando una app siano accettate da Android, dobbiamo fare in modo che il sistema operativo le riconosca preventivamente come valide.

Conclusioni


È vero che Facebook è corso ai ripari in modo relativamente rapido, ma data la sua storia sarebbe stato logico spiegare le sue mosse in modo preventivo.
Facebook e Google fino a oggi non hanno fatto molto per rendere la procedura dei permessi molto logica. Il linguaggio terroristico e scarno di Google cozza violentemente con il senso di allarme provato da molti utenti al giorno d’oggi.

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Forse è proprio Google che deve tirare fuori la testa dalla sabbia e consentire agli utenti di essere più coscienti e granulari nelle scelte di privacy che è chiamato a compiere. Non è ammissibile che nel 2014 un utente sia costretto ad acconsentire a una raffica di richieste allarmanti senza poter scegliere tra di esse. Apple è già arrivata da parecchio a questa stessa conclusione, e gli utenti possono conferire i singoli permessi, invece di acconsentire a tutto in blocco.

Facebook Messenger non è una brutta app. Ma se vi preoccupa, non ci sono problemi a continuare a usare Facebook nel browser del vostro smartphone, dove funziona esattamente come sul PC.

Via | NY Times

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