Nokia brevetta gli aggiornamenti automatici alle applicazioni social

Nokia

Nokia ha appena ottenuto un brevetto per la condivisione automatica dei contenuti da un dispositivo mobile ai social network come Facebook, Twitter, Instagram e simili. Sembra si tratti di una buona idea, dal momento l'uploading di contenuti ai social network tramite applicazioni è spesso più macchinoso del dovuto e le app non hanno ancora raggiunto la fluidità e l'esperienza di utilizzo ideale per tutti gli utenti; pensate a quanto più macchinoso poteva essere nel 2008, anno in cui Nokia ha chiesto il brevetto! L'idea di Nokia consentirebbe allo smartphone di "fare tutto il lavoro per voi", caricando autonomamente i contenuti scelti sui social network per tutto il corso della giornata.

Nel brevetto - vi ricordo che è stato depositato nel 2008 - si parla di utilizzare il sistema su Symbian S60, ma molte delle funzionalità e interfacce descritte sono abbastanza vaghe da porter essere applicate a qualsiasi dispositivo o social network attualmente di moda. A prima vista, il brevetto sembra estendere la funzionalità di Ovi Share, inclusa in molti smartphone S60 di una volta. In questo modo, Nokia rendeva possibile condividere foto e video con solo un paio di click.

Perché tutto ciò dovrebbe interessarci, al giorno d'oggi? Perché ci mostra, ancora una volta, quanto Nokia avesse idee al passo con i tempi, ma quanto si sia persa per strada rispetto alla concorrenza. Ci mostra inoltre i cambiamenti avvenuti in pochi anni: allora Nokia cercava di affermare il marchio Ovi con una strategia Social e, oggi, a quattro anni di distanza, Ovi non esiste più. La società prevedeva di aggiornare i social network in modo automatico ogni volta che lo smartphone registrava "un cambiamento di brano musicale, l'acquisizione di immagini, una cattura video, l'accesso a un sito web, l'inserimento di un evento nel calendario, l'aggiornamento di un contatto, il cambiamento di posizione e via dicendo".

L'auto-sharing, nei piani di Nokia, poteva essere attivato o disattivato dall'utente tramite un codice da inserire nel dispositivo, permettendo una piena gestione della privacy. Un concetto molto simile a quando Google ha messo in pratica nell'applicazione Google+ per Android.

Via | UnwiredView

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