Nomofobia: attaccamento al cellulare al pari delle dipendenze da droghe

L’argomento “dipendenze” è sempre valido per intavolare una corposa discussione e non manca mai di ripresentarsi nei più disparati modi; è, a tutti gli effetti, un “evergreen” tra le ricerche nei campi della psicologia e della sociologia.

Nella fattispecie il topos è una patologia del tutto moderna per cui è stato coniato un termine nuovo di zecca. Nel 2008 il termine “nomophobia” è stato creato dai ricercatori inglesi per indicare i disturbi d’ansia e la paura legati alla perdita di accessibilità alla tecnologia mobile.

Due sondaggi si sono occupati di una prima rilevazione dell’incidenza che questo disturbo ha tra la popolazione. Su un campione di 1000 lavoratori la britannica SecurEnvoy ha rilevato che il 66% degli intervistati temono di rimanere senza il proprio dispositivo mobile e che il 41% di questi ne possiede due per mettersi al riparo da questa eventualità.

Allo stesso modo la statunitense Good Technology, su un campione di pari proporzioni, ha scoperto che l’americano medio controlla il proprio telefono alle 7:09 di mattina e che 69% delle persone, prima di coricarsi, controlla con il proprio apparecchio l’eventuale arrivo di mail o sms.

Il Morningside Recovery Center, in California, ha già incluso la nomofobia nella propria lista di disturbi da trattare, mettendola al pari di alcolismo e dipendenza da droghe.

Per quanto la cosa possa sembrare fumosa e, di fatto, il disturbo non sia in alcun modo tossico come quelli a cui viene paragonato, l’idea di un attaccamento così morboso alla tecnologia mobile, forse, non è da sottovalutare.

Non sembra affatto un problema esclusivamente intimo, ma i segni manifesti sono numerosi e vanno dall’incapacità di spegnere l’apparecchio, o il bisogno di averlo anche a letto, fino alla tendenza ad eliminare dalle proprie attività tutte quelle che ne ridurrebbero l’uso.

Via | androidauthority.com

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