
Chi ha mai detto che i MVNO, un acronimo per definire gli operatori virtuali, siano in realtà la panacea di tutti i business?
Volendo evitare per il momento di affrontare il discorso legato all’Italia, drogato da una regolamentazione non ancora attiva, che lascia quindi tutto alla stregua di accordi privati tra aziende (senza alcun tipo di rivendita all’ingrosso, il wholesale), è interessante ogni tanto buttare gli occhi sul mercato estero.
Virgin Mobile, il primo grande di questa classe, lanciato lo scorso 1999 in Inghilterra (e già qui, basti pensare che per noi la regolamentazione entrerà in vigore il prossimo anno, con un effettivo ritardo di due lustri) e che al momento ha all’attivo oltre quattro milioni di clienti, sembra sia pronto ad annunciare nelle prossime ore, per la sua division Americana, l’intenzione di volersi fondere con un concorrente, la Helio, attivo da appena due anni (e con soli 200.000 clienti). Apparentemente sembrerebbe che il pesce più grande faccia la festa al più piccolo, tuttavia quest’ultima -nel corso delle proprie attività- aveva stretto accordi strategici con diverse multinazionali dell’entertainment (come MySpace).
Questi rumors, che tuttavia dallo scorso maggio vengono con forza negati da SK Telecom (il gestore sud coreano padre di Helio), sono ormai dati per certi da due illustri agenzie/giornali, il Financial Times e Reuters.
Che sia l’inizio, dopo un exploit dovuto alla voglia di diversificazione, di un riassetto -anche più globale- dell’industria della telefonia virtuale?
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