"Aspettiamo un bambino!": lo spot TIM fa parlare di se anche in Parlamento

È in corso una querelle di grosse dimensioni da qualche giorno a questa parte: a buttare il sasso nello stagno è stato il corriere che ha pubblicato una discussa interpellanza parlamentare.

Oggetto del contendere è uno spot dell'ex-monopolista di cui stavo preparando un approfondimento: dove io vedevo messaggi al limite della truffa, altri hanno visto "costumi sessuali promiscui". De gustibus.

Partiamo dalle mie considerazioni: la speaker dice testualmente "500 SMS e 500 MMS verso tutti e 500 minuti di chiamate verso i TIM", i quadratoni colorati riportano esattamente la stessa cosa ben in grande, mentre in piccolo -sulla striscia inferiore-, appare la reale offerta

Max 150 SMS e 50 MMS verso i numeri Vodafone, 3 e Wind. Scatto alla risposta 19 cent.

Legislativamente parlando non so quanto borderline sia questa pratica di dire una cosa e scriverne un'altra diametralmente opposta (c'è chi la chiamerebbe sintesi, io la chiamerei in modo differente), ma a rigor di logica, essendo gli operatori virtuali delle entità a se stanti, significherebbe che queste limitazioni non si applicano a Poste Mobile, o Fastweb, o altri?

In ogni caso, al di là del messaggio che passa, che potrebbe essere presto giudicato dal garante delle TLC, è interessante andare a vedere cosa è successo in Parlamento.

Alessandra Mussolini, Gabriella Carlucci e Manuela Di Centa hanno annunciato una interpellanza urgente in commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati, perché questo spot è rivolto al largo pubblico, specialmente adolescenziale e finisce per sostenere costumi sessuali promiscui e irresponsabili. Inoltre, rappresenta una immagine fuorviante, mortificante e superficiale della maternità.

Nella pubblicità si evidenza chiaramente come non vi sia la certezza della paternità di un nascituro che viene ridotto, quindi, al prodotto del gioco di una notte, che peraltro rispolvera un concetto della sessualità tipico degli anni '70 oramai superato. Mettere al mondo un figlio è un atto di amore e di responsabilità che non può essere svilito e offeso per mere speculazioni commerciali.

Personalmente ritengo questa un'analisi assolutamente bigotta della situazione (basterà farsi un giro su alcuni approfondimenti del nostro tvblog per vedere come la moralità di taluni programmi, anche sulla tv commerciale, sia spesso messa a rischio per cose ben più eccessive), e chissà poi perché nessuno faccia nulla per impedire che uno spot di 30 secondi diventi un mezzo per dire ciò che si vuole, a prescindere dall'offerta reale.

A prescindere da tutto, leggete sempre bene le condizioni di una promozione!

  • shares
  • Mail
32 commenti Aggiorna
Ordina: