Definita da alcuni “una direttiva epocale”. Quella che Aiace vi ha presentato qualche giorno fa e che merita di essere approfondita è la delibera 78/08/CIR.
In quell’articolo vi sono state presentate le migliorie che verranno apportate nella gestione dei rapporti tra le due compagnie con cui il cliente entra in contatto (chi dona e chi accoglie).
Prima di dare un occhio agli ipotetici cambiamenti, è estremamente più utile chiedersi chi faccia uso di simili strumenti. A giudicare dai livelli di interruzioni che i gestori millantano, visto e considerato che gli italiani sono sì un popolo di faciloni, ma anche di furboni, l’idea è quella che nel momento in cui un operatore non potesse più estorcere la benevolenza dell’infuriato cliente a suon di sconti, il volume totale delle operazioni di cambio calerebbe drasticamente.
Gli italiani però non sono cattivi. La tv parla di crisi, i giornali di calo dei consumi: è giusto considerare che la finta portabilità possa essere un mezzo per risparmiare. C’è chi però ne ha fatto un discreto lavoro, tra bonus, autoricariche e travasi illogici (ma remunerativi).
Gli operatori per contro non lesinano calamenti di braghe: tariffe ultrascontate, bonus mensili, addirittura qualche assegno. Il cliente allora quanto vale? E, per contro, il gestore -con la sua rete capillare e i suoi servizi- quanto può valere?
Sono queste due domande che dovranno trovare risposta a partire da giugno, momento in cui non ci potranno più essere ripensamenti una volta avviata una pratica di portabilità. TIM e Vodafone, dotati della struttura commerciale più corposa, un pachiderma di tariffe (rimodulate e non) da gestire che negli anni ha visto crolli e impennate e che coesistono grazie all’ignavia del cliente medio che nella quasi totalità dei casi non è neppure a conoscenza dei costi che sostiene, dovranno in qualche modo correre ai ripari. Almeno non potranno più proporre offerte totalmente anticoncorrenziali, nella speranza di convincere con una telefonata che solitamente parte con “Salve, il suo gestore ha deciso di farle un regalo esclusivo“.
Chi ci guadagna? Nella teoria i gestori più piccoli, Wind e Tre, quelli dotati di offerte mediamente più basse e un impianto commerciale più aggressivo (pensato appositamente per aumentare la propria quota di mercato). Sarà così? La qualità di ricezione, i servizi collaterali, la presentazione generale del gestore e l’assistenza alla clientela influiranno nel computo finale della scelta?
Chi può dirlo. È chiaro che ora ci vorrà un occhio di riguardo per coccolare il cliente che altrimenti sarà perso per sempre.
kobrakai
24 gen 2009 - 11:38 - #1…ci vorrà un occhio di ritardo per… :-)
Gianfranco8080
24 gen 2009 - 12:04 - #2Bla bla bla…………..la verità è che tutte queste compagnie sono al limite dell’assoziazione a delinquere finalizzata alla truffa,nessuna esclusa.Ovviamente me ne assumo la responsabilità di quello che dico.
drive.01
24 gen 2009 - 14:02 - #3ho idea che nascerà la retention preventiva: ovvero il cliente telefona all’operatore minacciando mnp (che una volta avviata non potrebbe più esser fermata) e questo pur di tenere il cliente elargirà promozioni interessanti
Xzy
24 gen 2009 - 19:01 - #4Questo per tutti:
quando vado a fare la spesa in un negozio, non arrivo alla cassa col carrello pieno per dire alla cassiera “Se mi fai lo sconto pago, sennò vado in un altro negozio”. La cosa è esattamente la stessa. Prima guardo dove costa meno, e dopo vado a fare la spesa lì. Se non mi piace cambio, e così via.
La retention preventiva esiste già, equiparabile al ristoratore che offre caffè e amaro ai clienti, ma quella di cui parla drive.01 è estorsione!