
Broadcom è uno dei maggiori produttori al mondo di chip per le comunicazioni, ed ha appena annunciato un nuovo chip GPS per gli smartphone denominato BCM4752. Questo nuovo prodotto promette alcuni importanti miglioramenti rispetto a ciò che è presente attualmente sul mercato.
Se ora vi sembra di aspettare troppo tempo per prendere il segnale GPS, con il nuovo chip tutto questo diverrà un ricordo del passato. Infatti sembra che Broadcom è riuscita ad integrare in un unico prodotto la possibilità di utilizzare 4 differenti tecnologie di collegamento, più esattamente la nota GPS, il Glonass, OZSS e SBAS. In questo modo raggiunge prestazioni 10 volte superiore per quanto riguarda l’acquisizione della posizione rispetto a quelli in commercio, che si traduce in calcoli di posizione più veloci e più accurati.
Questa meraviglia è stata possibile adottando un processo produttivo a 40nm, che permette di consumare anche il 50 % in meno di energia ed occupare il 44% di spazio in meno nei nostri smartphone. Una soluzione molto interessante vista l’attenzione che i produttori di telefoni stanno dedicando al consumo ed all’ottimizzazione dello spazio per rendere i telefoni sempre più sottili.
Inoltre si può sfruttare lo smartphone per fornire più velocemente la posizione in luoghi chiusi. Quindi in futuro, se avete uno smartphone con questo chip, vi guiderà nei negozi specifici all’interno di centri commerciali, o addirittura vi può dirigere verso lo scaffale del prodotto ricercato all’interno del negozio. Questo è possibile grazie al nuovo standard Bluetooth per Geolocalizzare chiamato “low-power”, che sulla base di un segnale ricevuto da radiofari 802.11ac che possono essere istituiti all’interno di qualsiasi ambiente permette di navigare in luoghi chiusi. Nel caso in cui non ci fossero tali radiofari, il nuovo chip permette di utilizzare l’accelerometro, il giroscopio, magnetometro, ecc, del telefono per fare un lavoro decente di navigazione interna anche senza i nuovi fari Bluetooth.
Via | Unwiredview.com
Qualcomm ha integrato nei processori Snapdragon S2, S3 (ed il prossimo S4) la possibilità ad accedere sia alla rete GPS che a quella Russa GLONASS (composta da ulteriori ventiquattro satelliti). La maggiore disponibilità di segnale si traduce in un fixing molto più rapido, una maggiore accuratezza di posizionamento ed un conseguente risparmio nel consumo energetico delle batterie dei dispositivi mobili dato che il sistema GLONASS subentra quando il segnale GPS non è disponibile e si disattiva in sua presenza.
Come noto, per fissare la corretta posizione geografica il sistema GPS necessita della visuale dell’orizzonte libera da ostacoli e almeno tre satelliti a disposizione, il che sembra semplice su una flotta di ventisette, ma spesso in molte parti del mondo tale disponibilità non è cosi scontata come sembra, ci sono infatti aree dove il segnale GPS non è sufficientemente presente (se non del tutto assente). Con il “dual core location system” Qualcomm ha risolto il problema aumentando le capacità di navigazione/localizzazione dei terminali futuri.
Il primo cellulare smartphone che ha tale possibilità già disponibile è lo ZTE 945, ma anche il Samsung Galaxy S2 distribuito da T-Mobile USA sembra avere tale feature già attiva.
Via | Qualcomm

Dopo giorni di attesa, è arrivata precisa ed esaustiva la spiegazione di Apple riguardante il caso geolocalizzazione. Un gruppo di ricercatori, infatti, avevano notato che un file nel telefono archivia tutti gli spostamenti dell’utente e se quel file viene letto da un software si può conoscere dove l’utente è stato.
Nel sito istituzionale la società spiega che quel file serve ad ridurre i tempi di attesa della geolocalizzazione. In pratica salva costantemente la posizione dell’utente così quando si usa un’app, come Google Maps, la posizione dell’utente è fornita in un istante e non bisogna attendere l’aggancio del segnale GPS.
Quel file è sicuro e criptato, dichiara Apple, ma non dovrebbe storicizzare gli spostamenti. iOS, in pratica, ha un bug che sarà risolto nelle prossime settimane per ridurre di molto la memoria di cache dell’archiviazione dei dati. La società ha promesso che tenterà di spiegare meglio questi fenomeni per evitare cattive interpretazioni.
[via Apple]
Sembra di assistere allo stesso vespaio che accadde con caso di antennagate, quando si scoprì che gli iPhone non erano gli unici dispositivi ad avere problemi di ricezione. Questa volta, però, ci sono in ballo i dati sensibili degli utenti.
Mentre Apple e Google dovranno rispondere il prossimo 10 maggio a un’udienza del senato americano, in cui spiegheranno in che modo funziona il file di geolocalizzazione nei loro rispettivi sistemi operativi, si è scoperto che il sistema è in funzione praticamente in tutti gli smartphone.
Anche Microsoft ha ammesso che Windows Phone colleziona i dati sulle posizioni degli utenti, ma nel suo caso nulla è archiviato nel telefono. La società non ha specificato dove vengono inviati i dati e con quale frequenza sono collezionati. Un po’ di chiarezza e trasparenza da parte dei colossi della telefonia ci aiuterebbe a capire che fine fanno i nostri dati.
[via slashgear]

Non accenna a fermarsi il vespaio sulla geolocalizzazione dell’iPhone. Qualche giorno fa, infatti, fu scoperto un file contenente il tracciamento costante dell’utente mediante il GPS. Un file necessario per organizzare i servizi di geolocalizzazione e che non è trasmesso a nessuna applicazione.
La presenza di questo file, in realtà, è già nota da anni essendo stato individuato anche in alcuni manuali di sviluppo. Alcuni utenti, però, hanno avuto timore dell’effetto grande fratello. Alcuni avvocati americani ne hanno subito approfittato per rastrellare clienti. In Florida e New York sono già nate delle class action.
Queste cause accusano Apple di non aver comunicato la presenza di questo file e richiedono un rimborso totale del prezzo dell’acquisto dell’iPhone. Al momento Apple non ha ancora risposto, ma di sicuro ora non potrà far finta di nulla, dovrà giustificarsi di fronte i tribunali.
[via bloomberg]
Gli utenti con un cellulare aumentano e aumentano anche gli utenti con uno smartphone che, come si sa, si collegano molte volte ad internet. Questa crescita porta alla congestione delle reti perchè ogni cella può contenere un certo numero di connessioni, dopodichè il segnale si indebolisce.
Secondo il professore Hari Balakrishnan del MIT di Boston la soluzione è semplice: si possono sfruttare i sensori degli smartphone. Accelerometro, giroscopio, GPS e magnetometro possono essere utilizzati per predire dove si sposterà l’utente. Attualmente, infatti, il sistema prevede l’assegnazione di una cella solo quando l’utente si è spostato e può ricevere il segnale.
Il sistema del professore Balakrishnan permetterà, secondo le sue previsioni, di ottimizzare l’uso delle reti e migliorare la qualità del segnale e la velocità di navigazione. Ma l’uso costante dei sensori non si ripercuoterebbe sui consumi della batteria?
[via economist]

La guerra tra produttori di cellulari per conquistare nuove fette di utenti si combatte a colpi di nuove funzionalità implementate e migliorate. Tutto questo lavoro potrebbe non avere l’effetto desiderato, in quanto i consumatori sembrano non voler spendere soldi per tutte quelle funzionalità, ma per alcune caratteristiche specifiche. Secondo una ricerca della In-Stat, gli utenti cercano tre cose ben precise quando sono interessati a comprare un nuovo cellulare: GPS, fotocamera digitale e slot per la memoria.
Sembra inoltre che i telefoni con design candybar e display touch continuino a dominare il mercato. Un altro aspetto in crescita è l’integrazione con altri terminali: l’utente apprezza la possibilità di integrare un nuovo cellulare con la propria automobile o con altri accessori per utilizzarlo come hotspot mobile.
Some of the report data includes:
Oltre il 52% degli intervistati acquisterà un terminale touchscreen come prossimo telefono. La tastiera QWERTY fisica rimane però il sistema preferito per inserire nuovi contatti nel telefono, mentre l’interesse per una ricezione del segnale migliore per quanto riguarda il WiFi sta diventando essernziale. Il GPS e la possibilità di navigare in Internet sono funzionalità per le quali gli utenti si dividono: sono più o meno disposti a pagare per averle.
[Via In-Stat]

Gli smartphone sono diventati abbastanza potenti da essere usati per le missioni spaziali? La SSTL (Surrey Satellite Technology Limited) vuole scoprirlo e lo fa attivando una missione per l’uso di uno smartphone da mandare in orbita. Il telefono sarà governato dal sistema operativo Android e potrà essere acquistato con un budget massimo di 450 $, circa 330 €.
La SSTL vuole programmare Android in modo da funzionare da computer di bordo. Poi sarà messo in una capsula e spedito nello Spazio con un pallone. Il computer di bordo dovrà utilizzare un processore da almeno 1 GHz e si occuperà di scattare foto, gestire i sistemi di propulsione per stabilizzare la traiettoria, comunicare con la Terra con un sistema radio e offrire la sua posizione con il GPS integrato.
In fondo la missione non è tanto impossibile. Diversi privati hanno provato a mandare gli smartphone nello spazio, inoltre l’uomo è stato mandato sulla Luna con un computer potente quanto una moderna calcolatrice.
[via BBC]

La sua ufficializzazione verrà, probabilmente, tra qualche settimana quando inizierà il Mobile World Congress. LG, però, ha voluto porre lo sguardo dei media su un nuovo smartphone destinato alla fascia medio/bassa del mercato. Si tratta dell’Optimus Me P350.
Grande 113,5 x 59 x 13,3 mm e grande 130 grammi, possiede un display di cui non si conosce la grandezza precisa, ma probabilmente sarà di 2,8″ con una risoluzione di 320 x 480 pixel. La fotocamera scatta foto con una risoluzione di 3 Megapixel.
All’interno troviamo la connettività HSDPA, una memoria da 140 MB espandibile con schede microSD, il WiFi, il GPS e il bluetooth. Il sistema operativo che lo governerà sarà Android 2.2. Al momento nessuna informazione su prezzo e disponibilità.
[via FoneArena]

Arriva un nuovo modello per la famiglia beTouch di Acer. Direttamente dal CES di Las Vegas, infatti, è stato ufficializzato l’E210. Si tratta di un terminale con tastiera QWERTY fisica che fa uso del sistema operativo Android 2.2.
Il suo display è ampio 2,6″ e ha una risoluzione di 320 x 240 pixel. La fotocamera, invece, scatta foto fino a 3,2 Megapixel. Il tutto in un’altezza di 116 millimetri per un peso di 110 grammi.
La connettività è garantita dal protocollo HSDPA. All’interno abbiamo anche il GPS, la radio FM e il bluetooth. Il processore, infine, arriva a 418 MHz. Il beTouch E210 sarà disponibile da marzo a un prezzo non comunicato.
[via bgr]