C’è una questione aperta abbastanza spinosa nel mondo dello sviluppo. La questione che riguarda lo sviluppo di software non autorizzato dai rispettivi negozi di applicazioni. Da un lato abbiamo Apple con un controllo totale e repentino delle applicazioni per iPhone, con tanto di fuoco e fiamme verso chi osa offrire applicazioni non approvate.
Al centro abbiamo Google che attua una politica neutra permettendo, a chi vuole, di usare applicazioni non distribuite attraverso l’Android Marketplace. Microsoft, invece, addirittura invita gli smanettoni nel suo campus per invogliarli a sviluppare applicazioni non ufficiali, con l’obiettivo di attingere idee per le future versioni di Windows Phone 7.
E cosa avviene in ambito WebOS? HP ha adottato una politica simile a quella di Microsoft. La società ha anche donato agli sviluppatori di homebrew un server HP Proliant DL385 con 32 GB di RAM e 8 TB di HD. Così gli sviluppatori potranno caricare applicazioni e condividere documentazione.
[via precentral]

Localytics, un servizio di analisi delle applicazioni in tempo reale, ha studiato i dati legati a centinaia di applicazioni mobile per Android, iOS, BlackBerry e Windows Phone 7. L’analisi della compagnia, condotta nel corso del 2010, rivela come il 26% degli utenti che scarica una app la apre una volta sola. Tracciando il download delle applicazioni nel corso del 2010, il servizio ha cercato un riscontro sul tempo di utilizzo delle stesse fino al 26 Gennaio 2011.
I valori ottenuti nel corso del 2010 riportano il 22% degli utenti che ha scricato una applicazione nel primo trimestre del 2010 e che non l’ha mai più utilizzata. La percentuale di singolo utilizzo aumenta al 26% nel corso del secondo e terzo trimestre del 2010, crescendo ancora nel quarto trimestre con un 28%. Lo studio ha anche confermato un aumento della diffusione degli smartphone da 42.7 milioni di utenti alla fine del 2009 ai 61.5 milioni di utenti nel 2010.
Ciò che questo report comunica è che la prima impressione che una applicazione fa sull’utente è critica per un futuro utilizzo. L’utente medio potrebbe sentir parlare di una applicazione da amici, tramite blog, oppure per caso sugli store; scaricandola e aprendola, il primo impatto sarà fondamentale. Se l’apparenza non colpisce da subito, l’utente potrebbe non dare una seconda possibilità.
Probabilmente possiamo anche distinguere due modelli separati di fruitori: l’utente che scarica solo ciò di cui ha bisogno, quando ne ha bisogno, e quindi riutilizza l’applicazione e l’utente che esplora, va per tentativi, scarica per curiosità e non si affida a particolari criteri di utilizzo.
[Via Localytics]

Che il 2010 sia stato un’annata favolosa per quel che riguarda il successo degli smartphone è cosa abbastanza evidente a tutti, appassionati di telefonia mobile e non solo. L’utilizzo di telefoni evoluti è cresciuto sempre più, prendendo piede anche tra utenti tecnicamente meno smaliziati rispetto ai cosidetti ‘early adopters’.
Motivo di tale successo, in gran parte, la facilità con cui è ora possibile cercare e scaricare nuove applicazioni, gravie al progressivo diffondersi di store realizzati dalla maggior parte dei produttori. A confermare ancora di più l’importanza delle applicazioni, ed il loro successo non solo come fenomeno tecnologica, ma anche ‘mediatico’ e ’sociale’, arriva oggi la decisione dell’American Dialect Society di eleggere ‘app’ parola dell’anno 2010, nel corso di una votazione che ha avuto luogo a Pittsburgh.
La motivazione della scelta è stata che:
Il termine app è diffuso ormai da molto tempo, ma l’arrivo degli store online, il marketing e la diffusione di un’ampia gamma di sistemi operativi per telefoni e computer, hanno fatto esplodere l’utilizzo del termine negli ultimi 12 mesi. Una delle argomentazioni più convincenti per la scelta del termine? Tra la giuria votante c’era chi diceva che adddirittura la propria nonna conosceva il significato della parola”.
L’anno precedente, le parole dell’anno erano state Tweet e Google.
[Via American Dialect Society]

Millenial Media controlla costantemente il traffico su alcuni circuiti pubblicitari per calcolare il numero di impressioni generate dai dispositivi mobili. Incrociando alcuni dati e collegandoli all’utilizzo di pubblicità da parte degli sviluppatori di applicazioni è riscita a creare una proiezioni per il 2011.
L’analisi fa riferimento alla propensione degli sviluppatori nel presentare le proprie applicazioni sulle varie piattaforme. Per il prossimo anno la tendenza vede le preferenze verso Android per il 29%, seguito dallo sviluppo per iPad (20%) a pari merito con Windows Phone 7 (20%), per poi arrivare a RIM (12%), iPhone (6%) e Symbian (8%).
A quanto pare Android avrà molte preferenze perchè i terminali che ne fanno uso aumentano costantemente ogni giorno. L’App Store sembra rallentare anche a causa delle ormai 300.000 applicazioni già presenti in catalogo. L’iPad, in ogni modo, sembra interessare molto.
[via tuaw]

Le applicazioni muovono il mercato mobile tanto che ormai una piattaforma senza applicazioni viene considerata morta. Gli store sono uno degli indici di benessere di un sistema operativo mobile e le ultime stime dell’IDC confermano quanto detto. A quanto pare l’IDC stima 10.9 miliardi di applicazioni mobile scaricate in tutto il mondo nel corso di questo 2010, stimando una crescita incredibile.
A quanto pare, sempre secondo alcune stime basate sull’andamento attuale, nel 2014 le applicazioni per sistemi operativi mobile scaricate saranno 76.9 miliardi, con 35 miliardi di dollari di incassi a livello complessivo. È veramente possibile raggiungere una cifra simile? C’è un dettaglio di cui dobbiamo tenere conto: in media gli utenti scaricano molte applicazioni appena acquistano il telefono, ma l’interesse probabilmente decresce nelle settimane successive.
Pensiamo ad esempio ad iPhone, ma anche ad Android o Windows Phone 7: quando il telefono è nuovo normalmente aggiungiamo tutto ciò che può servirci come i social network, alcune utility, client VoIP e via dicendo. Una volta scaricato ciò che ci serve, di base, il numero di download di applicazioni decresce, limitandosi a qualche gioco o novità particolarmente interessante.
Scott Ellison, vice presidente della sezione ricerca Mobile and Wireless, ha dichiarato:
Gli sviluppatori di applicazioni mobile trasformeranno in app piò o meno qualsiasi interazione possiate pensare nel mondo reale e digitale. L’estensione delle applicaizoni mobile ad ogni aspetto della nostra vita personale e lavorativa sarà una delle certezze della nuova decade con opportunità per qualsiasi settore business a livello potenziale.
La diffusione degli smartphone è esponenziale e certamente concorre a confermare parzialmente questo tipo di previsione.

Parliamo da tempo di webOS, il sistema operativo di Palm portato a nuovo splendore da HP, a seguito dell’acquisizione. Il nuovo webOS 2.0 verrà utilizzato su tablet e nuovi smartphone, promette una serie di migliorie interessanti e potrebbe riuscire a riconquistare il mercato. Uno degli aspetti più importanti per un sistema operativo mobile che vuole inserirsi, o reinserirsi, sul mercato è quello delle applicazioni: la mancanza o lo sviluppo non accurato di app può decretare la morte prematura di un OS.
Spesso citiamo i grandi numeri dell’App Store di Apple o dell’Android Market, abbiamo visto come Microsoft paghi profumatamente per lo sviluppo di applicazioni per Windows Phone 7, quindi è indubbio che il mercato delle app possa affossare o rivelare un nuovo ambiente OS. Palm cerca quindi di rendere webOS più attraente agli occhi degli sviluppatori, cercando un nuovo modo per scrivere applicazioni per il proprio OS che sia innovativo. Questo nuovo modo si chiama Enyo. Il sistema di sviluppo attuale, chiamato Mojo, andrà in pensione nel 2011.
Enyo promette standard che si conformino ad HTML5, la creazioni di applicazioni dal lancio molto più veloce, la risoluzione dei problemi di memoria che si verificavano con Mojo, la possibilità di abilitare risoluzioni e misure multiple dello schermo che traggano vantaggio della risoluzione delle applicazioni, accelerazioni hardware integrate e sarà possibile utilizzare Enyo per scrivere applicazioni in qualsiasi web browser standard.
L’aspetto che però interessa gli sviluppatori attualmente è quello del guadagno: il lavoro di sviluppo deve avere una giusta retribuzione, indipendentemente dal fatto che la piattaforma si presenti robusta, innovativa e splendida. Palm ha inoltre un unico nuovo terminale sul mercato, il Palm Pre 2, e non ha tutto questo hype da poter attirare folle di sviluppatori. Probabilmente con il lancio di nuovi telefoni nei prossimi mesi l’interesse crescerà.
Quali applicazioni vi piacerebbe vedere su webOS?
[Via IntoMobile]

Aumentano gli smartphone, con capacità sempre più accomunabili a quelle di piccoli computer portatili, cresce l’utenza, ma non sembrano progredire di molto gli utilizzi. Una ricerca condotta dalla Loudhouse su 1.000 utenti mobile in UK ha rivelato, o meglio dire confermato, quanto già ci si poteva aspettare sulle abitudini di utilizzo dei telefoni cellulari e sulle funzionalità più utilizzate: l’83% manda messaggi, il 47% scatta foto, il 29% usa Internet, il 28% ascolta musica e solo il 22% invia email.
In un panorama in cui le applicazioni e gli store dedicati sembrano essere imprescindibili dal successo di uno smartphone, il 45% delle persone intervistate ha la possibilità di scaricare app, ma solo il 39% lo fa regolarmente. Il 50% di persone che non si cura delle applicazioni è una cifra davvero importante e significativa, che ridimensiona di molto le aspettative di mercato. A quanto pare, gli utenti scaricano applicazioni quando acquistano un nuovo telefono, ma poi non sembrano più interessati a proseguire oltre.
La maggior parte degli utenti smartphone ha installato 14 applicazioni, il 38% usa solo app gratuite, il 20% non ne ha scaricata nemmeno una e il 43% non pensa installerà mai qualcosa di nuovo sul proprio terminale.
Una domanda sorge quindi spontanea: perchè acquistare nuovi roboanti terminali in grado di sfruttare un’ampia gamma di applicazioni? Il 46% degli interpellati ha risposto di acquistare nuovi cellulari per non avere hardware vecchio e per apparire al passo con i tempi. Il 25% è invece interessato ai servizi “location based” e alle mappe, mentre il 21% lo fa per avere i social network a portata di mano.
Mentre l’App Store di Apple continua a crescere a dismisura, accompagnato dallo store Android, la maggior parte degli utenti si accontenta delle mappe, di una fotocamera, un client per le mail e probabilmente non avrebbero bisogno di niente altro. Incredibile, ma vero: le piccole contraddizioni del mercato.

Due notizie molto interessanti da Nokia, diffuse dal supporter della comunità developer di Nokia, Bill Perry, il quale periodicamente informa sui numeri di Ovi Store e di quant’altro gravita attorno alla comunità degli sviluppatori.
Proprio per quest’ultimi comunichiamo la possibilità di registrare il proprio account su Ovi Publisher versando solamente 1€, in vista delle agevolazioni di cui avevamo già accennato. L’altra buona notizia riguarda il numero giornaliero di download tramite Ovi Store: oltre 2,5 milioni giornalieri, il 75% dei quali viene generato da applicazioni e giochi.
Proprio questi ultimi contenuti continuano ad essere i contenuti a maggior successo nelle vendite, mentre le apps rappresentano i titoli più scaricati tra i contenuti gratuiti. Tra i 10 dispositivi più utilizzati su Ovi Store, ben 6 sono touchscreen e Nokia 5800 ed N97 sono i primi da diversi mesi ormai. Riuscirà Ovi Store ad imporsi ulteriormente sul mercato?
Probabilmente i lettori di queste pagine virtuali avranno uno smarphone, o forse più di uno, nella propria tasca. Strumenti che diventano porte di accesso a migliaia di applicazioni. Tanto per fare degli esempi: nell’App Store sono presenti oltre 250.000 applicazioni e nell’Android Market oltre 70.000.
Quante di queste salvaguardano la privacy degli utenti? Uno studio condotto Jaeyeon Jung, ricercatore di Intel, e William Enck, dottorando alla Penn State University, dimostra che non siamo completamente schermati dalla diffusione silente di informazioni.
Prendendo in riferimento 30 applicazioni di maggior successo, 15 di queste hanno mandato i dati sulla geolocalizzazione dell’utente senza chiederne il permesso. 7 di queste hanno addirittura spedito informazioni sul numero identificativo del dispositivo.
C’è da dire che Apple e Google tentano costantemente di rafforzare la consapevolezza dell’utente con opzioni attivabili e disattivabili in base al livello di privacy scelto, ma si arriverà mai alla trasparenza totale?
[via appanalysis]

Dopo aver visto le ultime novità introdotte durante lo scorso Nokia World per tutti gli sviluppatori, segnaliamo due brevi news riguardanti l’application store made in Finlandia.
La prima riguarda il client ufficiale per l’accesso ad Ovi Store: ancora ben distante dalla versione 2.0 vista sui nuovissimi terminali Symbian ^3. L’aggiornamento, disponibile dalla giornata di ieri, porta la numerazione 1.08.121 ed è una minor relase che migliora l’utilizzo del motore di ricerca per i giochi e le applicazioni.
La seconda notizia, è il rilascio delle nuove statistiche e curiosità per il mese di Settembre ancora in corso, tra queste segnaliamo: 2 milioni di download al giorno; il 90% degli accessi su Ovi Store porta al download di contenuti; 6 tra i 10 dispositivi più utilizzati sono touch; 190 paesi e 30 lingue supportate; 120 dispositivi tra Smartphone e non compatibili; pagamento con addebito sul conto disponibile con 91 operatori, mentre quello con carta di credito è disponibile in 170 paesi.
[via Biskero]