
Singolare e, ammettiamolo, un po’ di dubbio gusto questa notizia proveniente dagli Antipodi.
Secondo il quotidiano britannico The Telegraph, le adolescenti australiane si dipingono la schiena con il proprio numero di cellulare, mentre prendono il sole in spiaggia. Le ragazze, tutte tra i 14 e i 15 anni, usano, a tal fine, la crema solare protettiva, di colore azzurro e sperano, così facendo, di “conoscere ragazzi” e ricevere qualche telefonata in più, grazie alla loro trovata insolita.
Mah… sarà… secondo me hanno tutte una tariffa che si ricarica con le chiamate… :p
[Via Textually]
Altra richiesta di un lettore al Dottor Mobile:
Caro dott. Mobile,
a breve mi recherò per qualche giorno in Inghilterra ed ero alla disperata ricerca di una tariffa o di un’opzione che mi permettesse di risparmiare qualche soldo sulle telefonate dall’Inghilterra all’Italia. Dopo aver esaminato numerose tariffe di tutti i gestori (tradizionali e virtuali) mi ero rassegnato a spendere 50 centesimi al minuto senza scatto alla risposta con la mia scheda Uno Mobile. Ho anche una sim 3 che uso per collegarmi ad internet e mi sembra che ci sia una opzione chiamata “all’estero come a casa”. Funziona proprio come il titolo fa capire? Inoltre sulla mia scheda è attiva l’opzione Naviga 3 30 giorni, per navigare per un mese flat (50 mega al giorno). Questa opzione rimane attiva anche in Inghilterra, erodendo ovviamente le soglie di traffico giornaliere gratuite? Ultima domanda: l’opzione “All’estero come a casa” è si attiva automaticamente andando in roaming con la Tre o devo fare qualcosa per attivarla?Grazie per la disponibilità e complimenti per il lavoro che fate.
La promozione “All’estero come a casa”, attiva automaticamente per tutti i clienti 3 senza costi di attivazione, consente di effettuare tutte le chiamate come se si fosse in Italia, quando si è in roaming internazionale sotto copertura di un operatore del gruppo 3: 3 Svezia, 3 UK, 3 Austria, 3 Danimarca, 3 Australia, 3 Hong Kong, 3 Irlanda.
Continua a leggere: Dottor Mobile: "All'estero come a casa"di 3
Hanno destato molto scalpore le dichiarazioni fatte da Buzz Broadband, una società australiana che fa uso di WiMAX, nella giornata di ieri. Secondo il provider, infatti, questo tipo di tecnologia non funziona perchè non copre bene le zone residenziali per via degli ostacoli fisici. Di tutta risposta oggi arriva la replica di Airspan, la società che ha offerto gli strumenti hardware per la costruzione della rete WiMAX per conto di Buzz.
Secondo la società, infatti, Buzz ha ridotto il capitale da investire al limite cercando di ridurre i costi. Il risultato è stata l’impossibilità di costruire un’infrastruttura adatta allo scopo prefissato utilizzando microcelle invece di macrocelle. Si ha avuto, così, una rete poco potente con i conseguenti problemi tecnici. Airspan ha aggiunto che ha provato anche a introdurre consulenti esterni per far comprendere la gravità della situazione, ma con scarsi risultati. Chi avrà ragione?
[via Infoworld]
Gart Freeman, CEO di Buzz Broadband, un provider che fa uso del WiMAX in Australia, lo scorso anno, durante la conferenza internazionale del WiMAX tenuta a Bangkok, elogiò questo tipo di tecnologia e spiegò quali vantaggi avrebbe portato a tutti gli utenti. Ora è passato 1 anno e nonostante il provider abbia incrementato del 10% gli utenti già dai primi mesi e le sue azioni siano cresciute del 25%, Gart Freeman afferma che questo tipo di tecnologia non funziona bene.
Sotto accusa c’è la frequenza di oltre 3 GHz che, a seconda dei dati in possesso del CEO, va bene negli ambienti aperti, ma al primo muro la ricezione cala drasticamente già da 400 metri dall’antenna con latenze che arrivano anche a 1.000 millisecondi. In altre parole, per l’utilizzo nelle case il WiMAX diventa molto scadente e la copertura di 50 km2 per ciascuna antenna è solo utopia. I provider italiani saranno a conoscenza dell’esperienza di Buzz Broadband?
[via DSLReports]
In futuro potremo fare a meno del caricabatterie per cellulari, almeno è quello che promette un team di ricercatori australiani. Secondo il dottor Adam Best, curatore del progetto CSIRO, entro i prossimi 5 anni la tecnologia della maglia ricarica cellulari dovrebbe essere ultimata.
La maglia è composta da uno speciale tessuto che genera elettricità attraverso i movimenti e le vibrazioni del corpo. Questa energia passa a delle batterie flessibili posti in un lato del capo di abbigliamento. Per ricaricare il dispositivo mobile, quindi, basterà collegarlo alla maglia.
Il progetto ha ricevuto fondi per 4,4 milioni di $ australiani, circa 2,81 milioni di €. Se la tecnologia avrà successo e diventerà commercializzabile potremo contare su cellulari sempre carichi.
[via smh]
John Robert Patterson, un uomo di 45 anni abitante in Australia, è entrato in un carro armato e ha iniziato a sfondare torri di telefonia mobile per la città di Sydney prima di essere inseguito da 20 auto della polizia ed essere arrestato.
L’uomo ha spiegato di aver preso la poco saggia decisione di sfasciare i ripetitori a seguito di alcuni disguidi nati con la società telefonica per cui lavorava.
Il carro armato appartiene, non per caso, a Greg Morris, funzionario della compagnia telefonica Telstra.
Ora l’uomo rischia una condanna per danno al patrimonio altrui, violazione di domicilio e guida gravemente pericolosa.
[via CNN]