
Per quanto alcune forze politiche abbiano sminuito il risvolto telefonico della nuova legge sulle liberalizzazioni (e la cosa è assai grave se considerate che mediamente all’anno vengono pagati 60/90€ di costi non sfruttati realmente dal cliente, parlando solo di contributi di ricarica), l’intervento così massiccio del governo nella telefonia mobile è qualcosa di epocale. Questo però, come accade nelle migliori occasioni, avrà risvolti positivi e negativi per tutti.
Innanzitutto partiamo da circa un mese fa: si stava alacremente lavorando alla finanziaria quando la Commissione Bilancio dichiarò inammissibile un emendamento presentato dai Verdi che avrebbe imposto l’obbligo a togliere i costi di ricarica dal traffico pagato in anticipo. Come mai questa virata? Farlo prima non faceva effetto? In ogni caso è positivo che si stiano muovendo in tal senso: gli insider sanno quanto il mondo della telefonia sia in realtà immobile e soggetta a cartelli.
Altra cosa:
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Notizia fresca fresca: il ministro in carica Bersani, resosi famoso per le liberalizzazioni effettuate in luglio, ha appena menzionato a Ballarò “un esempio” di intervento di cui parlerà a Caserta nel “gran consiglio” e che renderà operativo a breve. Ha detto circa questo:
“Queste società devono finirla di far passare per tassa ciò che in realtà non è (sta parlando dei costi di ricarica, ndr). É giusto che facciano pagare solo il costo della telefonata, non ha senso rimetterci 2 o 5 euro ogni volta“.
Per contro, l’On. Bondi ha minimizzato l’idea dicendo che “non sono questi i problemi importanti”.
Punto primo: la “piccola cosa” non importante sono in realtà quasi 2 miliardi di euro l’anno.
Punto secondo: Bersani ha un contatto con l’AGCOM, sì? Perché una azione è stata effettuata da loro, anche se ancora senza effetti.