
Pur mantenendo fede agli obblighi del decreto Bersani, che impongono l’abolizione dei costi di ricarica, 3 Italia presenta le Ricariche Più, un sistema che dovrebbe permettere al cliente di risparmiare sull’acquisto di un’opzione settimanale o mensile a scelta.
Le solite ricariche da 10€, 20€ e 50€, avranno una seconda faccia (in stile Ricarica Power) che permetterà di scegliere di avere rispettivamente:
- 8€ di traffico + 2€ per l’attivazione di una opzione settimanale (che ne costerebbe invece 3€)
- 15€ di traffico + 5€ per l’attivazione di una opzione mensile (che ne costerebbe invece 9€)
- 47€ di traffico + 3€ per l’attivazione di una opzione mensile (che ne costerebbe invece 9€)
con un risparmio rispettivamente del 33%, del 44% e del 66% sul prezzo di listino.
Le opzioni di cui si fa menzione sono Gente di 3 Più, Naviga 3 Più e X-series Più (quest’ultima richiede di verificare la compatibilità con il proprio telefono) e sarebbero disponibili settimanalmente al costo di 3€, mentre mensilmente al costo di 9€. Per farvi un esempio, puntando sul taglio di ricarica elevato, navigare per un mese intero con 50MB per giorno vi potrebbe costare “soli” 3€.
Nella pagina dedicata ci sono tutti gli esempi del caso: la trovate qui.
Nella giornata di ieri Dagospia riportava un’agenzia APCOM che lasciava trasparire l’amarezza del proprietario di Wind, Naguib Sawiris, mentre tornava sul tema dei costi di ricarica, connessi a politica e consumatori.
La stupidaggine di fondo sta in una frase, che la sua stessa azienda smentisce: “Il decreto Bersani ci ha costretto a danneggiare i consumatori, obbligandoci ad aumentare le tariffe”. Vero, ma allora perché è nata Super Senza Scatto, oggettivamente al tariffa più competitiva sul mercato in questo momento?
“Un governo dovrebbe occuparsi degli interessi dei consumatori e non della propria popolarità”. E di grazia, di chi si è occupato quando ha tolto i 5€ ad ogni ricarica che i gestori si intascavano così, per il gusto di farlo? Da quando è nata questa vicenda, io sono dell’idea che se ci avessero fatto pagare il costo vivo del servizio o comunque qualcosa di più modesto forse tutto questo non sarebbe accaduto.
Non è finita.
Continua a leggere: Sawiris si lamenta per Wind e Bersani gli risponde
CellularItalia pubblica un’interessante intervista raccolta dal Sole 24Ore, nel quale Paolo Dal Pino, AD dell’azienda, torna -ancora una volta- sull’azione di governo.
Wind persegue un’attenta politica industriale in un settore strategico per il Paese. La concorrenza è a rischio se le liberalizzazioni non sono accompagnate da misure dell’Authority che riequilibrino gli effetti distorsivi del decreto Bersani.[…] A noi interessa la competitività del mercato delle tlc sul lungo periodo. Prima del taglio dei costi di ricarica, l’Italia era già il secondo paese in Europa coi costi telefonici più bassi. Oggi, dopo la legge, siamo arrivati al paradosso che l’ex monopolista, in alcuni segmenti di mercato, ha offerte competitive come le nostre. E’ in corso una concentrazione del settore nelle mani dei più forti. L’intervento simmetrico, giustificato come a favore della concorrenza, ha per ora creato solo una distorsione.
Dopo la trasmissione Report di ieri sera dedicata a Wind, ognuno si sarà potuto fare un’idea sull’operato del nuovo management. Penso fosse chiaro il risvolto che parlava del bilancio 2006 dell’azienda che si dichiarava sì in attivo, ma adottando un sistema di ammortamento particolare.
Questa mattina leggo su dagospia che Sawiris, dopo un investimento di 12 miliardi di € (benché Enel ne avesse spesi quasi 17), continua a lamentarsi della situazione legislativa italiana che cozza con i suoi conti. Nella fattispecie il sito riporta (con una punta di ilarità):
Lungo incontro riservato alla Farnesina tra il faraone d’Egitto Naguib Sawiris con il faraone delle Puglie Massimo D’Alema con il quale ha protestato per la questione delle ricariche che gli sta mandando in tilt i conti della Wind, che si è pentito di aver pagato una cifra spropositata. Di questo Sawiris si è molto lamentato anche con Bruno Ermolli l’uomo che gli ha aperto le porte di palazzo Chigi ai tempi di Berlusconi e che, ancora oggi gli fa da fedele sherpa.
Nella sostanza tutto il problema gira intorno ai costi di ricarica: tolti quelli, l’azienda rischia (tanto da esternalizzare dipendenti in massa). La cosa che forse ormai quasi fa sorridere è il risvolto della medaglia: 3 al momento non ha toccato la propria offerta, TIM ha una tariffa senza scatto prepagata e abbonamento competitiva, Vodafone dopo qualche abbozzo di aumento esce con tariffe sconvolgenti.
C’è chi ha anche analizzato le perdite medie per gestore: TIM andrà sotto di 700mln€, Vodafone di 600mln€, Wind di 200mln€, 3 di 100mln€. Insomma, c’è chi dovrebbe pianger di più a confronto.
A partire da domani mattina tutti i tabaccai aderenti rifiuteranno la vendita di ricariche di taglio inferiore ai 10€, così come era stato prospettato qualche giorno fa.
Per quanto la Federazione Italiana Tabaccai affermi che siano in realtà le più richieste, vale la pena considerare che questo fenomeno investe in realtà solo due dei quattro gestori: Vodafone e TIM.
La prima ha smesso di produrre il formato più piccolo da 3€ in cartaceo, lasciando unicamente la versione virtuale (che verrà comunque rimodulata a 5€), la seconda è la reale colpita, vista la sua recente strategia di ricarica su misura. Wind, come è ben noto, dopo il Decreto Bersani ha cancellato il proprio taglio da 4€, portando il minimo proprio a 10€, minimo assunto pure da Tre.
“Ci spiace arrecare fastidio ai nostri clienti, ma è impensabile chiedere alla categoria, che ci ha assicurato il suo pieno appoggio, di continuare a svolgere un servizio così capillare ed efficiente per avere un ricavo di pochi centesimi“, ha aggiunto Risso, mentre la Fit attende la convocazione al tavolo delle trattative con le società telefoniche da parte del governo.
“E’ un’elemosina, non un margine commerciale”, ha aggiunto Risso.
Per quanto sia chiara la mossa dei tabaccai (che poi può essere condivisa o meno), si vede in realtà un blocco “facile” delle ricariche: vengono stoppati tutti quei tagli ad esclusivo loro uso (escludiamo i negozi dei gestori). Se fossero intervenuti su tutti i tagli avrebbero potuto ottenere due cose: far notare subito il problema, con conseguente presa di posizione di governo/aziende, ma allo stesso tempo avrebbe fatto scoprire a tanti potenziali clienti la comodità della ricarica da bancomat o internet.
Riporto una news stampa che penso parli da sola.
MILANO, 3 aprile (Reuters) - Il patron di Wind, Naguib Sawiris, pensa di ricorrere contro la legge sulle ricariche telefoniche, che oltre ad avere “effetti distorsivi” sul mercato e a danneggiare gli operatori minori lo induce ad accantonare il ventilato progetto di IPO del carrier mobile italiano.
Lo si legge in una intervista all’industriale egiziano pubblicata oggi su il Sole 24 Ore: la IPO Wind è un “progetto archiviato almeno per ora” spiega Sawiris “l’impatto sui conti provocato dalla legge Bersani è troppo elevato…la stabilità finanziaria della compagnia è stata intaccata”.
Contro il decreto Bersani Wind si rivolgerà all’Autorità per le telecomunicazioni e “punta ad avere forme di compensazione per ristabilire l’equilibrio competitivo”, ad esempio l’eliminazione del costo per la terminazione delle chiamate sulla rete Telecom o l’uso delle frequenze a 900 Mhz per l’Umts.
Continua a leggere: Wind ricorre contro l'abolizione del costo di ricarica
Si è conclusa da qualche istante la chiamata dei senatori per la fiducia posta sul decreto sulle liberalizzazioni, conosciuto anche come “Decreto Bersani”.
Come già detto in precedenza alla Camera il voto di fiducia è stato già incassato quindi, con quello ottenuto ora in Senato il decreto 7/07 diventa legge dello stato.
Per quanto riguarda il nostro ambito, niente più costi di ricarica per i telefonini e le carte prepagate come ADSL ricaricabile e tv digitale. Niente più contratti dalla durata di 24 o 30 mesi con vincoli vergognosi (es. 210€ di mora): con un preavviso di 30 giorni si potrà chiedere la rescissione del contratto, pagando semplicemente le competenze che spettano alla società (bolli, ecc.).
Questo decreto, tanto discusso anche dagli amanti della telefonia, che vede lo spettro delle lobbi che vogliono aiutare i gruppi maggiori rispetto a quelli nascenti, ha quindi superato l’ultimo scoglio. Sarà interessante notare quindi a partire dal 2 aprile le modifiche che i gestori nostrani dovranno applicare ulteriormente alle proprie offerte, per renderle trasparenti a questa legge.
Vi ricordo che, tra le altre cose, il governo si è impegnato a cancellare (presumibilmente con la prossima legge finanziaria) anche la tassa di concessione governativa, vero balzello imposto dallo Stato Italiano senza motivo. A questa modifica chiaramente sono pienamente a favore anche tutti i gestori di telefonia che spesso rimborsano di tasca propria questo costo.

Domani il governo porrà la fiducia sul decreto sulle liberalizzazioni entrato in vigore lo scorso 4 marzo, chiamato “Decreto Bersani”.
Questo dovrebbe porre fine al dubbio sull’effettiva conversione o meno del regolamento che tanto ha stravolto il mercato della telefonia.
Fonti di governo fanno sapere che la fiducia è un atto dovuto per evitare l’ostruzionismo dell’opposizione che -spiegano- non fa altro che rallentare il processo di approvazione. Bersani dice “abbiamo provato a discutere, abbiamo accettato anche qualche emendamento. Ma si è visto chiaramente che c’era un ostruzionismo in corso e noi non lo possiamo certo consentire. Noi useremo tutti i modi per dare agli italiani delle norme che gli italiani aspettano”. Contraria la replica di Forza Italia che, per voce di Maurizio Lupi, dice: “il governo ha paura e, ponendo la fiducia sulle liberalizzazioni, fugge ad una discussione seria in Parlamento su temi importanti per il futuro del Paese”.
Vi ricordo che con il voto di domani diventerà definitiva l’abrogazione del costo di ricarica per le carte prepagate, l’abolizione della durata minima di un contratto (TV, mobile, internet, ecc.) e l’abolizione dei costi aggiuntivi su carte per digitale terrestre e internet.
Io -che penso male- mi chiedo se l’ostruzionismo rientri con la logica dei due emendamenti presentati (e bocciati) da Mario Valducci di Forza Italia che non solo chiedeva di posticipare di altri 60 giorni (totale 90) l’abolizione dei costi di ricarica, ma anche di inserire quelli bancari e di escludere quelli applicati al Digitale Terrestre.

Solo una semplice stoccatina verso le aziende, ma ancor più verso i clienti rei di aver scelto la concorrenza e di essersi trovati “in svantaggio”.
TIM infatti è l’unico gestore ad aver introdotto le modifiche richieste per legge senza null’altro (non ha introdotto tariffe, nuovi scatti fantasiosi, non ha modificato nulla); per chi ora stesse pensando che 3 ha fatto la stessa cosa, in realtà sbaglia: loro stessi ammettono che le modifiche apportate ai loro tagli è da considerarsi una situazione provvisoria (e sfido, visto che tutte le opzioni/promo/tariffe richiedono ricariche Power o contratti lunghi), quindi prima o poi interverranno in qualche modo.
Lo slogan recita “TIM. La scelta più chiara per chi cerca trasparenza“. Vi ricordo che da oggi vige la regola di scrivere la durata di una telefonata di uno o due minuti, proprio in virtù di questa trasparenza. Staremo a vedere!

Dopo le illazioni di cui vi avevo fatto menzione riguardo la politica Wind verso i costi di ricarica, ufficializzata ora dal sito della compagnia, e il messaggio del Governo che gli chiedeva un “Ripensaci”, pare che qualcosa si sia mosso.
Spero in via del tutto provvisoria, da oggi (entrata in vigore del decreto per Wind) non sono più in vendita in canali elettronici (Poste, Banca, sito, ecc.) tagli di ricarica inferiori a 50€.
Perché questo? Semplice: quel taglio (oltre a quelli superiori) è l’unico che mantiene il “senza-costi” sia per le vecchie tariffe che per le nuove. Quindi, almeno per il momento, le ire dei consumatori dovrebbero essere placate. Dovrebbero?
Ma cosa fa chi non può permettersi di ricaricare 50€?
Sopra c’è uno screenshot del MondoWind, nella continuazione quello di due homebanking aggiornati (IWBank e BancoPosta) perché, ad esempio, Intesa San Paolo ancora ha listati i 20€.
Continua a leggere: Wind ha eliminato tutte le ricariche inferiori a 50 euro?