Parte ufficialmente il conto alla rovescia (simpaticamente pubblicizzato anche da D’Ambra) per l’adeguamento delle offerte dei gestori, in accordo con la nuova normativa sulle liberalizzazioni.
Da oggi 2 febbraio al 3 marzo prossimo gli operatori dovranno adeguare tassativamente le proprie offerte commerciali, tutte (anche in modo retroattivo, con vincoli che raggiungono al max i 60 giorni), secondo le norme vigenti; dovranno inoltre azzerare completamente i costi aggiunti sulle ricariche telefoniche.
Con il senno di poi è risultata sorprendentemente lungimirante la TIM, inserendo e pubblicizzando una tariffa senza scatto alla risposta (la Tim Club), che non va contro alcun regolamento. La 3 invece avrà grossi problemi, visto che il 90% della sua offerta commerciale si basa proprio su scatti alla risposta, contratti extra-long vincolanti, ricariche a 30 giorni.
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Per quanto alcune forze politiche abbiano sminuito il risvolto telefonico della nuova legge sulle liberalizzazioni (e la cosa è assai grave se considerate che mediamente all’anno vengono pagati 60/90€ di costi non sfruttati realmente dal cliente, parlando solo di contributi di ricarica), l’intervento così massiccio del governo nella telefonia mobile è qualcosa di epocale. Questo però, come accade nelle migliori occasioni, avrà risvolti positivi e negativi per tutti.
Innanzitutto partiamo da circa un mese fa: si stava alacremente lavorando alla finanziaria quando la Commissione Bilancio dichiarò inammissibile un emendamento presentato dai Verdi che avrebbe imposto l’obbligo a togliere i costi di ricarica dal traffico pagato in anticipo. Come mai questa virata? Farlo prima non faceva effetto? In ogni caso è positivo che si stiano muovendo in tal senso: gli insider sanno quanto il mondo della telefonia sia in realtà immobile e soggetta a cartelli.
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