
Dopo iOS ed i siti mobili, anche Facebook per Android si aggiorna e lo fa portandosi alla numerazione 1.7 su Android Market. L’aggiornamento è ricco di bugfix ma soprattuto si porta in avanti rispetto ad iOS rendendosi compatibile con i tablet Honeycomb, mentre la versione per iPad (già pronta) ancora latita.
L’aggiornamento, proposto come minor relase dal tem di sviluppo, è in realtà ben più corposo perché oltre alla compatibilità con i tablet, implementa anche le nuove impostazioni per la privacy. Infatti, come già accaduto nella versione web ed in quelle mobili citate in apertura, anche Facebook per Android rinnova l’interfaccia dello strumento principale per la condivisione consentendo di taggare i propri amici ed aggiungere geotag.
Come al solito l’applicazione è gratuita e scaricabile dallo store ufficiale, al quale vi rimandiamo. Tra le novità in secondo piano, segnaliamo la possibilità di taggare i propri amici anche nelle foto, meglio tardi che mai.

Nei film si vede spesso utilizzare le cabine telefoniche dai fuggiaschi per comunicare e non farsi rintracciare. Purtroppo le cabine telefoniche sono quasi tutte sparite e si preferisce utilizzare il telefonino per ogni occasione. Spero che nessuno tra di voi stia fuggendo da qualcuno, ma resta il fatto che gli smartphone sono diventati dei libri aperti.
Contengono email, la nostra navigazione, i nostri messaggi privati, le note e così via. Una vera e propria miniera di informazioni. Non sono rari i casi, come quello recente che ha colpito Apple e Google, di tracciamento dei telefoni, condivisione inaspettata di dati e molto altro.
Tutto questo potrebbe danneggiare la privacy degli individui. Ma voi come vi ponete di fronte questo problema? Ecco un sondaggio.

Apple non è la sola ad avere problemi con la privacy dei propri utenti (iPhone e iPad tracciano gli spostamenti effettuati su iOS, sincronizzandoli poi su computer tramite iTunes). Subito dopo è stato messo sotto ai riflettori Android, seguito da Microsoft. Il governo statunitense ha sollevato il problema riguardo alla privacy e alle informazioni geo-localizzate su Windows Phone 7. Microsoft ha risposto con un documento di 9 pagine in cui Andy Lees, responsabile della sezione mobile, afferma
che i consumatori devono avere il controllo sulle informazioni di localizzazione che condividono e le informazioni raccolte devono essere strettamente su misura per sostenere le esperienze specifiche su dispositivi Windows Phone 7
Secondo il documento di Microsoft, Windows Phone 7 è stato creato secondo i seguenti principi:
Microsoft non raccoglie informazioni per determinale la localizzazione approssimativa di un terminale a meno che l’utente non lo permetta espressamente ad una applicazione che salva i dati di geolocalizzazione. Gli utenti che permettono ad una app di accedere ai dati di localizzazione hanno sempre la possibilità di disabilitare l’accesso a questi dati a livello di applicazione, oppure possono disabilitare la rilevazione della localizzazione per tutte le app disabilitando il servizio sul proprio telefono.
Continua a leggere: Windows Phone 7: Microsoft risponde ai problemi legati alla privacy
Le fotocamere dei cellulari divetano sempre più avanzate. Ormai stabilizzatori, flash e zoom sono elementi presenti anche negli smartphone. Tutta questa tecnologia, però, non è sinonimo di qualità, così negli USA hanno avuto un’idea: il corso universitario di fotografia con il cellulare.
Attivato nell’ambito della facoltà di comunicazione della Immaculata University, in Philadelphia, sarà diretto dal professore Sean Flannery. Il prof Flannery dichiara che ormai le fotocamere sono presenti in tutti i telefoni e gli studenti possono imparare molto su come trarne i migliori giovamenti negli scatti.
Il corso prevede anche una sezione dove si studiano le norme sulla privacy. Il tutto terminerà con una mostra fotografica.
[via silberstudios]

La questione della privacy delle applicazioni mobili non è nuova. Da qualche mese gli esperti mettono in dubbio la tutela di questo diritto dichiarando che alcune applicazioni inviano, senza avvisare l’utente, informazioni riservate verso alcuni centri dati.
Le società, come Apple, per adesso hanno fatto finta di niente, lasciando che la cosa si spegnesse da sola. Ora, però, c’è una class action, cioè un’azione legale collettiva negli Stati Uniti. Lo studio legale KamberLaw di New York ha citato in giudizio la società di Cupertino perchè alcune applicazione inviano informazioni come orientamento sessuale ed età verso alcuni network non autorizzati.
Quello dello studio legale è di sicuro un pretesto per tentare di raggiungere un accordo extracontrattuale e incassare un bel po’ di denaro. Apple ora dovrà dimostrare di aver adottato tutte le misure idenee a proteggere la privacy degli utenti. La cosa certa è che non potrà più far finta di nulla.
[via businessweek]
A differenza della credenza popolare, le reti WiFi sono abbastanza diffuse nel nostro Paese, solo che la maggior parte di queste sono bloccate da codici di accesso. Tutta colpa del decreto Pisanu che, all’alba degli attentati terroristici di Londra, decise che internet era il mezzo più usato dai terroristi per organizzare attentati. Così attivò la schedatura dei naviganti per permettere di trovare il colpevole di conversazioni contro la sicurezza nazionale.
Vedersi chiedere carta di identità, codice fiscale e firmare documenti, però, non permette di certo di passare qualche minuto in rete sfruttando il WiFi altrui senza sentirsi violati nella privacy. E se vi dicessi che presto si potranno sfruttare i WiFi aperti senza l’ostacolo della burocrazia? Anche se al momento è presto per cantare vittoria, il ministro Maroni ha fatto sapere che il pacchetto sicurezza che prevede anche la liberalizzazione del WiFi è passato.
Dal primo gennaio 2011, anche se non si conoscono ancora i dettagli, sarà possibile aprire le proprie reti WiFi e renderle disponibili a tutti senza aver paura di essere incriminati per la navigazione di qualcun’altro verso siti poco raccomandabili. In fondo non ci è mai stato chiesto un documento per spedire una lettera. E le lettere sono strumenti di comunicazione da centinaia di anni.
[via repubblica]
Probabilmente i lettori di queste pagine virtuali avranno uno smarphone, o forse più di uno, nella propria tasca. Strumenti che diventano porte di accesso a migliaia di applicazioni. Tanto per fare degli esempi: nell’App Store sono presenti oltre 250.000 applicazioni e nell’Android Market oltre 70.000.
Quante di queste salvaguardano la privacy degli utenti? Uno studio condotto Jaeyeon Jung, ricercatore di Intel, e William Enck, dottorando alla Penn State University, dimostra che non siamo completamente schermati dalla diffusione silente di informazioni.
Prendendo in riferimento 30 applicazioni di maggior successo, 15 di queste hanno mandato i dati sulla geolocalizzazione dell’utente senza chiederne il permesso. 7 di queste hanno addirittura spedito informazioni sul numero identificativo del dispositivo.
C’è da dire che Apple e Google tentano costantemente di rafforzare la consapevolezza dell’utente con opzioni attivabili e disattivabili in base al livello di privacy scelto, ma si arriverà mai alla trasparenza totale?
[via appanalysis]

Dopo aver visto l’ultimo rilascio dell’applicazione ufficiale di Facebook per Android, torniamo a parlare di un argomento forse trascurato e finito nel dimenticatoio. La privacy, questione sempre delicata e trascurata dalla maggior parte degli utenti.
Con la crescita del social network più diffuso nel mondo, oltre mezzo miliardo di utenti, la privacy preoccupa i più attenti e non solo. Per tutti questi, oggi abbiamo un’ottima notizia: è finalmente possibile impostare tutti i parametri anche dal cellulare. Si potrà quindi decidere che cosa condividere e con chi direttamente dalla pagina mobile di Facebook all’indirizzo: m.facebook.com/privacy.

Tramite un comunicato stampa diramato pochi minuti fa, siamo stati informati di un importante aggiornamento per un’applicazione fondamentale dedicata a tutti gli avvocati, giuristi o studenti. Si tratta di Codici e Leggi, appena giunto alla versione 1.4.
Quest’applicazione compatibile per iPhone ed iPod touch, si conferma con prepotenza la migliore in assoluto della sua categoria, grazie all’ampia offerta testi presenti al suo interno: ora ben 40 testi di riferimento, cioè altri 20 a quelli precedenti. Offre tutta una serie di funzionalità atte a semplificare la ricerca e la consultazione per libro o per articolo, oltre alla possibilità di salvare nei preferiti le pagine desiderate.
Offerta ad un prezzo di 19,99€, gratuito per chi effettua l’aggiornamento dalla versione precedente, Codici e Leggi offre oltre ai 4 codici più importanti, tutti i seguenti:
Per inizio anno, vi proponiamo un software per cellulari estremamente utile e sicuro. E’ un freeware per la gestione delle password e dei dati sensibili contenuti sulla memoria del nostro telefonino o Smartphone, si chiama Cellbox, ai nostri più affezionati lettori potrebbe non suonare nuovo questo nome.
Infatti, ne parlammo circa un anno e mezzo fa quando il programmino era alla prima versione, forse ancora un po’ acerba e incompleta. Con l’evolversi delle successive versioni, è ora divenuto un ottimo strumento per proteggere i propri dati sensibili in mobilità. La sua utilità è quella di poter memorizzare e cryptare al suo interno, diverse tipologie di dati sensibili come password, carte di credito, contatti della rubrica e così via.
Una delle caratteristiche uniche, è quella di utilizzare un buon algoritmo a 320 bit per la memorizzazione sicura dei dati; per facilitare l’inserimento dei contenuti da proteggere sono presenti i quattro modelli di template, rispettivamente per: contatto, carta di credito, login e note. Tra le novità presenti in questa relase di Cellbox, vi è la possibilità di importare/esportare i dati. Il download è disponibile sulle pagine di GetJar, alla pagina seguente.