Come cambierà l’informazione mobile: Corriere Della Sera, definitivamente a pagamento (terza parte)

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L'abbiamo affrontata a più capitoli, questa storia del cambiamento dell'informazione in mobilità. Eppure, è successo che con l'arrivo di iPhone (che a detta di Apple "si basa su tecnologie avanti anni luce") tutte le più importanti e prestigiose testate giornalistiche si sono precipitate su di esso.

Non che fosse certo una novità: i principali quotidiani nazionali ed internazionali possedevano già da anni i siti mobili dedicati. Però con iPhone è scattata quella molla chiamata Application Store, una vera e propria mania che ha spinto gli utenti di ogni tipologia a scaricare centinaia di software di ogni genere, sul proprio cellulare. Dopo i timidi tentativi, Corrire della Sera ha, definitivamente, optato per un abbonamento premium che consente l'accesso ai propri contenuti.

Questa importante decisione, anticipata da un'interessante ricerca svolta da Nielsen (nella quale il 32% degli utenti europei sarebbero disposti a pagare per l'informazione online), ci colpisce per svariate novità. Ma prima di esternarvele, vogliamo tornare al punto: Corriere della Sera, edito dalla RCS, ha definitivamente reso a pagamento l'accesso in mobilità, da qualunque canale (sia esso sito mobile che applicazione per cellulare), dei propri contenuti.

Sia che vi accediate da applicazione (iPhone, BlackBerry, Symbian, eccetera) che dal sito mobile; Corriere della Sera necessita di un abbonamento settimanale di pochi euro per la consultazione. Questa tendenza sta per essere ripresa anche da un altro Big, edito dal Gruppo Editoriale L'Espresso, La Repubblica. Quest'ultimo tuttavia, permette ancora la lettura gratuita dal portale mobile che Corriere non offre, se non tramite (almeno per ora) il sito tradizionale.

Parlando dell'aspetto prettamente economico, i costi variano in base alla tipologia di utenza. Mi spiego meglio: se siete clienti Vodafone e Tim, è possibile acquistare per 2€ settimanali il ticket entry; mentre per le applicazioni BlackBerry e Vodafone 360 è previsto il pagamento di qualche euro per il software in se, più un abbonamento che verrà reso disponibile nei prossimi mesi. Discorso analogo per iPhone, iPod touch e prossimo iPad: applicazione gratuita con accesso per 2 settimane più 4,99€ per le successive, oppure 11,99€ trimestrali o 44,99€ annui.

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I motivi che spingono verso l'accesso Premium, sondaggi a parte, sono principalmente i numeri che hanno registrato durante l'accesso (seppur gratuito) dai cellulari e Smartphone: 450.000 accessi unici mensili dai brower mobile e 80.000 dalle applicazioni mobili dedicate. Ora passiamo alle riflessioni. Supposto che oltre un terzo dei lettori sia disposto a pagare per avere l'accesso alle più prestigiose fonti di informazione, è lecito domandarsi: non basta più l'advertising mobile?

A quanto pare, sembrerebbe di no. Anche se, come giustificato e promesso dallo stesso editore, il passo giustificherebbe e permetterebbe di continuare a garantire la correttezza e l'autorevolezza dell'informazione. Il tempo valuterà il successo o meno di tali e importanti scelte. Anche in Inghilterra si torna a parlare dell'argomento, con il magnate australiano Murdoch che sta pensando ad un paywall del tutto analogo.

I nostri più cari lettori, che cosa ne pensano? Pagherebbero per avere accesso a contenuti di qualità, e quanto sarebbe per loro importante questo fattore? In un periodo iniziale, Corriere ed altri, subiranno (se così si può definire) la concorrenza delle altre fonti gratuite reperibili per la rete. Come potranno differenziarsi da queste? Le risposte le avremo sicuramente a breve e torneremo a parlarne.

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