T-Mobile sfrutta un rootkit sui telefoni G2 per ripristinare l'OS dopo il jailbreak

t-mobile Si tratta di una notizia che non ci riguarda da vicino in quanto mercato italiano, ma che può interessare i fan del jailbreak per le possibili evoluzioni future: l'HTC G2, in vendita legato all'operatore telefonico staniero T-Mobile da oggi, integra dell'hardware in grado di bloccare i software che un utente potrebbe voler installare sullo smartphone.

Nello specifico, uno dei microchip incorporato nel G2 impedisce agli utenti di fare modifiche permanenti al sistema operativo Android, reinstallando l’originale ad ogni tentativo di jailbreak o di manomissione. James Losey della New America Foundation ha così commentato la vicenda:

Inserendo un modem wireless USB in un laptop per i servizi a banda larga della T-mobile non comporta che questo sia in grado di identificare un presunto Ubuntu Linux come sistema operativo non approvato, o che Skype non sia un voice service concesso. Tuttavia quando i consumatori ignari hanno acquistato il G2 con Android in uno store T-Mobile non stavano acquistando un computer mobile persoaizzbile o un telefono, ma stavano acquistando un terminale il cui hardware stesso limita drammaticamente i diritti dell'utente di applicare cambiamenti e installare il sistema operativo di propria scelta.
Naturalmente, questa è una grande nuova iniziativa per controllare i diritti dell'utente di utilizzare i propri terminali come meglio credono. Inoltre, il nuovo hardware rootkit di Android agisce come un virus passando sopra le preferenze dell'utente per applicare cambiamenti ai settaggi e al software, così da conformarlo ai desideri delle terze parti. E, proprio come un virus, questo tipo di comportamento dovrebbe essere illegale. Gli utenti del nuovo Google Android G2 dovrebbero essere avvisati che il loro terminale contiene un rootkit che sovrascrive le modifiche al software. Stiamo cercando di ottenere ulteriori chiarimenti sulla legalità di un software di questo tipo.

Una denuncia su cui riflettere.

[Via NewAmerica | Foto Flickr]

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