Samsung Galaxy S: mancanza di aggiornamenti a Froyo per una questione di costi?

Simpson

Alcuni possessori degli smartphone della famiglia Samsung Galaxy S in giro per il mondo sono piuttosto scontenti della mancata opportunità di provare Froyo sul proprio terminale. Molti di questi infatti hanno ancora Android 2.1 e l'aggiornamento ad Android 2.2 Froyo sembra lontano, nonostante Samsung abbia realizzato il Nexus S, primo smartphone con Android 2.3 Gingerbread. Cosa è successo, quindi?

A livello mondiale alcuni utenti erano così arrabbiati che hanno deciso di istituire una class action contro Samsung e T-Mobile per aver infranto la promessa di aggiornare (in questo caso si parla del Samsung Vibrant). Secondo le informazioni diffuse da un "interno" Samsung, il problema sembra essere legato ai costi:

Per spiegare la situazione "politica", è necessario una introduzione su come l'aggiornamento firmware dei telefoni funzioni per gli operatori telefonici. Quando un operatore decide di vendere un telefono, viene normalmente sottoscritto un contratto tra il produttore del telefono e l'operatore. In questo contratto, il costo degli aggiornamenti (per l'operatore) viene generalmente delineato. Gli aggiornamenti vengono di solito divisi in diversi tipi: update critici, aggiornamenti di manutenzione e update di funzionalità. Gli update critici sono quelli che risolvono un bug grave nel telefono, come il surriscaldamento dello stesso.

Gli aggiornamenti di manutenzione includono update di routine che risolvono bug o problemi riportati dall'operatore. Infine, gli aggiornamenti legati alle funzionalità aggiungono nuove feature al software prima non presenti. Gli aggiornamenti critici sono normalmente gratuiti, quelli di manutenzione hanno dei costi associati al lavoro da compiere e quelli legati alle funzionalità sono generalmente costosi. In passato, la maggior parte degli aggiornamenti per i telefoni consistevano di update critici o di manutenzione. Gli operatori non volevano mai incorrere in costi per aggiornamenti di funzionalità poichè portano loro pochi vantaggi, aggiungono poco al terminale e comportano diversi test di funzionalità.

Android ha cambiato le regole del gioco, dato che l'Android Open Source Project viene continuamente aggiornato e le informazioni vengono ampiamente offerte al pubblico, quindi c'è una pressione per l'aggiornamento dei telefoni con l'ultima versione dell'OS. Per la maggior parte dei produttori quali HTC, Motorola, ecc. questa cosa funziona e viene considerata un upgrade della manutenzione solita. Samsung, invece, considera questo tipo di aggiornamento un update di funzionalità e richiede che gli operatori paghino una tassa per ogni aggiornamento incrementale di Android.

Ecco quindi dove la politica entra in campo: la maggior parte degli operatori USA non apprezzano la politica di Samsung di far pagare gli aggiornamenti di Android, in modo particolare perchè chiedono soldi sul lavoro fatto dall'Android Open Source Project e lo sforzo di Samsung è davvero minimo. Come risultato di ciò, forse, tutti gli operatori telefonici USA si sono costituiti a corporazione e hanno deciso di non pagare per l'aggiornamento ad Android 2.2, nella speranza che la svalutazione della serie di telefoni Galaxy S porti Samsung a rinunciare alla tassa e rilasciare l'update. Questa situazione si è verificata in varie forme anche in altre parti del mondo, ma il centro di tutto è negli Stati Uniti.

Non c'è modo di verificare quanto questa informazione sia accurata e quanto dipinga una reale situazione mondiale, ma è un interessante spunto di discussione.

[Via IntoMobile]

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