Mobile content ed economia sostenibile

Al convegno organizzato dal Politecnico di Milano il 28.6.2007 per presentare il rapporto sui contenuti per dispositivi mobili sono emerse numerose visioni. Innanzitutto il rapporto e' eccellente per completezza, e permette di conoscere il mercato molto meglio.

Durante i successivi interventi pero' vorrei distinguere quello di Andrew Bud, che da anglosassone (pur parlando in italiano) ha proposto un metodo molto piu' pragmatico: soddisfare i bisogni degli utenti. Insomma: non si puo' solo pensare che i contenuti di qualità costano e rendono meno al distributore (ma piu' al produttore dei contenuti), e non si puo' sperare di vendere sempre suonerie, salvaschermi, o altro. Anche la nozione di mercato secondario (quello del web gratuito che entra prepotente nei telefonini) rispetto al mercato ufficiale (quello delle suonerie vendute) e' una distinzione che interessa il carrier, non il consumatore finale.

Se solo il 26% degli utenti di telefonia mobile sono soddisfatti, negli Usa, a detta di Andrew Bud, c'e' qualcosa che non va. Peggio: qualcosa di non sostenibile di parte di qualsiasi impresa. Ora e' ovvio che tutti devono guadagnare qualcosa, ma il metodo e' nel partire dai consumatori: di cosa hanno bisogno?

La domanda non e' demagogica ne' banale. La risposta si costruisce su un percorso intellettuale onesto e rigoroso.

Prima di tutto bisogna vedere perche' ci sono pochi terminali, difficili da usare, piccoli schermi, e costosi. E con la tecnologia che abbiamo (nulla si ottiene senza investire soldi che devono rientrare), bisogna capire cosa vogliono/posso fare gli utenti. I web content provider sono decisamente piu' attenti dei fornitori di connessione a internet. E' il loro mestiere.

Poi bisogna dare certezza sui costi ai consumatori: tariffe fisse o meno, l'importante e' che siano chiare. In questo momento formule contrattuali propongono un prezzo fisso vincolato ad un contratto di 24 mesi, salvo eccezioni ai costi fissi in particolari casi. In taluni contratti, se si finisce in roaming su un altro provider, per esempio, si deve pagare ancora. Ed essendo l'addebito su carta di credito, il consumatore prima paga e poi se ne accorge.

Non sempre intendiamoci. Ci sono formule intelligenti, ed e' il consumatore che con il comportamento intelligente deve scegliere quella migliore, senza aspettare che qualcuno gliela legga per lui. Sulla giungla dei prezzi quindi abbiamo un altro fattore di resistenza.

In queste due difficolta' soddisfare i bisogni non e' certo facile. Ed e' per questo che il mercato sta crescendo meno. Segno evidente di maturità del mercato e certamente di cambiamento. Al quale tutti dovremo fare fronte.

di Valentino Spataro - www.civile.it/ilaw

  • shares
  • Mail